Che fine ha fatto la coscienza di classe?
Negli ultimi mesi ho letto Questione di classe di Alessandro Sahebi e Incoscienza di classe di Gregorio Carolo. Due testi con approcci differenti, ma accomunati dallo stesso tentativo di aprire un dibattito sul lavoro per superare l’individualismo a cui ci spinge la società capitalista e (ri)trovare una dimensione collettiva in cui poter affrontare i problemi lavorativi.
Mentre Sahebi adotta un approccio più filosofico per decostruire il mito della produttività, Carolo riconduce la riflessione a una dimensione più concreta attraverso le testimonianze dirette dei “luoghi della fatica”.
Entrambi gli autori convergono su un punto fondamentale: l’attuale incoscienza di classe non è un destino inevitabile, ma il risultato di un processo di isolamento che può essere invertito solo tornando a guardare l’altro non come un rivale, ma come parte di una medesima condizione sociale.
Questione di classe di Alessandro Sahebi
In Questione di classe, saggio pubblicato da Mondadori nel giugno 2025, Alessandro Sahebi denuncia l’impossibilità di raggiungere una vera felicità all’interno di una società strutturalmente infelice, dove il valore di ogni persona è determinato dalla sua capacità di produrre e generare profitto.
«Oggi viviamo in un mondo dove la vita è percepita come una gara solitaria, un percorso individuale in cui ognuno deve fare del proprio meglio per se stesso, spesso a discapito dell’Altro». Sahebi descrive con lucidità il fenomeno della solitudine neoliberista: la vita smette di essere un’esperienza comunitaria per trasformarsi in una «gara solitaria», sui luoghi di lavoro la competizione ha preso il posto della collaborazione, rendendo il lavoratore più solo e, di conseguenza, più vulnerabile.
Nella seconda parte del testo, Sahebi passa da una riflessione più politica che analizza gli errori e i limiti della sinistra, «rituali di fuoco amico, paralisi verbosa, errori dettati dall’individualismo», a una visione di «ottimismo utopico». Per uscire dalla trappola dell’individualismo, la soluzione è il socialismo, «una parola che ai più sembrerà lontana e superata, ma che oggi, più che mai, ha bisogno di essere ritrovata».
Incoscienza di classe di Gregorio Carolo
“Incoscienza di classe” di Gregorio Carolo rappresenta l’evoluzione in chiave letteraria “Le faremo sapere”, un podcast che tra 2021 e 2022 ha dato voce agli «sbatti» lavorativi, quotidiani ed esistenziali delle nuove generazioni.
Nel saggio, pubblicato per Meltemi nel gennaio del 2026, Carolo si concentra su cinque luoghi di lavoro: la fabbrica metalmeccanica, la società di consulenza e revisione, la cucina della grande ristorazione, l’aula scolastica e il magazzino di Amazon.
Le testimonianze di lavoratori e lavoratrici intervistati si alternano a dati ripresi da letteratura scientifica, fonti giornalistiche e sindacali mostrando come negli ultimi decenni del Novecento si sia assistito parallelamente a una diminuzione delle mobilitazioni collettive e a un indebolimento della coscienza di classe.
Negli anni post Covid-19, che ha permesso a molte persone di rivalutare l’importanza del tempo libero, si è assistito in Italia a un aumento delle dimissioni volontarie finalizzate alla ricerca di un impiego che permetta una migliore conciliazione tra vita e lavoro.
Come sottolinea Carolo, questo fenomeno è incoraggiante, ma ancora legato a una dimensione individuale. «Per cambiare lo stato delle cose servono persone in carne e ossa, nelle strade e nelle piazze, nei posti di lavoro e nei luoghi di aggregazione. Serve la forza collettiva che possono esercitare assieme sindacati, partiti, movimenti».
Autore
francescacocchi@hotmail.it
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