Afghanistan giorno 9: gli ultimi scorci di Herat e Kabul
Data: Sabato 26 aprile 2025 e domenica 27 aprile 2025
Itinerario: Herat – Kabul
Ci svegliamo nel caldo di Herat, pronti ad affrontare le ultime ventiquattro ore complete in Afghanistan. A mezzogiorno avremo un volo che ci riporterà a Kabul e ci sono ancora alcuni luoghi da visitare nelle due città più grandi del Paese.
Sommario
ToggleL’ufficio del turismo
Prepariamo i bagagli e, accompagnati da Asad e Parisa, ci dirigiamo subito verso l’ufficio del turismo per farci rilasciare il lasciapassare ufficiale, senza il quale (credo) non potremmo rientrare a Kabul.
Entriamo in un palazzo pieno di scale e corridoi, dove resistono, appesi alle pareti, quadri e mappe che risalgono al periodo precedente alla Repubblica Islamica. I funzionari talebani ci invitano a sederci e a bere un tè, ma decliniamo cortesemente: mancano poche ore al nostro volo e abbiamo fretta di uscire di nuovo tra le vie di Herat.
Ultime ore in città
Dopo una ventina di minuti, Asad e Parisa tornano con il visto interno timbrato tra le mani. Saliamo in macchina e attraversiamo le vie della città, rischiando quasi un incidente, per raggiungere il Caravanserraglio di Mukhtarzada, situato nella città vecchia di Herat.
L’edificio, costruito circa centocinquant’anni fa, sorge in un luogo che in passato era utilizzato come trading place dagli ebrei, prima della diffusione dell’Islam in Afghanistan. Divenne poi un punto di incontro famoso tra i mercanti dell’Asia Centrale che commerciavano lungo la Via della Seta.
Dall’ingresso principale, ornato da intricati intarsi lignei su colonne e pareti, ci spostiamo nel cortile posteriore, su cui si affacciano colonne in mattoni finemente decorate.
L’aeroporto di Herat
Ci resta il tempo per un rapido giro al bazar dove acquistiamo il celebre zafferano di Herat, considerato tra le migliori qualità al mondo.
Arrivati in aeroporto, ringraziamo Parisa per averci raccontato le bellezze di Herat e salutiamo gli autisti che ci hanno guidato nel lungo viaggio sulle strade tortuose che da Kabul si dirigono verso l’ovest del Paese.
Fuori dal terminal delle partenze scattiamo alcune fotografie alla stele che commemora il capitano Massimo Ranzani, morto in Afghanistan nel 2011, un ricordo del ruolo della missione italiana attiva a Herat fino al giugno 2021.
Il mercato degli uccelli di Kabul
Dopo circa un’ora di volo, atterriamo a Kabul e ci dirigiamo verso il mercato degli uccelli. Tra le viuzze che collegano la moschea Pul-e Kheshti a Maiwand Road si susseguono decine di piccoli negozi che vendono uccelli di specie diverse: dai canarini ai galli, fino ad alcuni rapaci.
I versi degli animali, il vociare della gente e l’odore pungente di volatile ci travolgono mentre camminiamo compatti tra la confusione di queste strette strade. Nonostante gli abiti tradizionali, è evidente che siamo turisti e attiramo così l’attenzione di un gruppo di ragazzi che, in un inglese perfetto, ci rivolgono domande sulla nostra permanenza in Afghanistan.
Tramonto sulla collina di Wazir Akbar Khan
Torniamo in Chicken Street per spendere gli ultimi afghani in piccoli souvenir, kefie e pakol. È quasi l’ora del tramonto e ci resta un’ultima tappa per completare la visita di Kabul: la collina di Wazir Akbar Khan.
Secondo la tradizione, fu da qui che Babur vide Kabul per la prima volta. La collina si affaccia sull’omonimo quartiere, il più ricco della città, sede di molte ambasciate. Il parco che sorge sulla collina è precluso alle donne, come tutti i parchi cittadini. La nostra guida ci racconta che, ai posti di blocco lungo la strada, i talebani ci avevano scambiato per un gruppo di afghani e per questo non volevano farci proseguire. Un rapido controllo dei passaporti ha però chiarito l’equivoco.
Approfittiamo dell’atmosfera rilassata per mangiare un tipico gelato afghano, rigorosamente seduti a un tavolo defilato per non dare nell’occhio, e fotografiamo la città al tramonto. Alcuni scatti di gruppo, con ragazze e ragazzi insieme, attirano qualche sguardo di troppo e la nostra guida ci invita a essere più discreti.
Mentre sopra di noi sventola la più grande bandiera della Repubblica Islamica dell’Afghanistan, osserviamo la piscina olimpionica di epoca sovietica, con il suo alto trampolino, usata dai talebani per le esecuzioni dal 1996 al 2001. Accanto, sorge una moschea che con la sua cupola ricorda la Cupola della Roccia di Gerusalemme.
Una tappa dal barbiere
Ceniamo in un ristorante lussuoso, anche per gli standard occidentali, prima di essere riaccompagnati in hotel da Asad, che ci raccomanda di farci trovare pronti alle cinque del mattino.
Ma anziché andare a dormire, decidiamo di uscire per un giro serale della città. Due ragazzi del gruppo vogliono provare l’esperienza di un taglio di capelli afghano, e ci mettiamo così alla ricerca di un parrucchiere.
La città, di notte, è poco illuminata e non troppo sicura per un gruppo di turisti in cui ci sono anche due ragazze. Se qualcuno dovesse fermarci, dovremo fingere di essere le mogli o le fidanzate dei ragazzi per evitare problemi.
Arriviamo davanti al negozio di un barbiere e siamo accolti da un uomo corpulento, con un kalashnikov in spalla, che capisce subito che siamo italiani e ci invita a entrare, ragazze comprese. Mentre i due ragazzi si fanno tagliare i capelli, chiacchierano con quest’uomo, che non è un talebano ma la guardia del corpo di un ricco signore affetto da paralisi cerebrale.
L’uomo ci spiega che parla italiano perché si è addestrato con l’esercito italiano sull’altopiano di Asiago. Dopo l’arrivo dei talebani, ha trovato impiego come guardia privata. Il ricco cliente, incuriosito dalla nostra presenza, si offre di pagare il taglio dei nostri compagni: un piccolo esempio della proverbiale ospitalità afghana.

Arrivederci Afghanistan
Suona la nostra ultima sveglia in Afghanistan. Arrivati all’aeroporto, salutiamo Asad e lo ringraziamo con gratitudine.
All’ingresso del terminal, una donna addetta ai controlli di sicurezza mi riconosce.
«Ti ho vista la settimana scorsa, andavi a Mazar. Sei qui per lavoro?».
«No, per turismo. Il vostro è un bellissimo Paese e spero proprio di poterci ritornare.»
Non sono parole di circostanza. L’Afghanistan è davvero un Paese meraviglioso e, con il mio reportage, spero di averlo dimostrato.
Questo viaggio è stato organizzato da Oltre Travel.
Per maggiori informazioni consulta la pagina Instagram @oltre.travel
Autore
francescacocchi@hotmail.it
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