Georgia e Armenia 2025

Undici giorni in viaggio nel Caucaso tra Georgia e Armenia: tra monasteri e edifici brutalisti, natura e influenze sovietiche.

(Contenuto in fase di aggiornamento)

Giorno 1, lunedì 11 agosto 2025: Kutaisi – Monastero di Katskhi – Tbilisi

Il road trip in Georgia, organizzato da oltre.travel, comincia da Kutaisi, la terza città più popolata del paese. All’aeroporto, dove atterriamo nel primissimo pomeriggio, ci accolgono file di bandiere georgiane affiancate da quelle dell’Unione Europea: un messaggio politico chiaro, che riflette le aspirazioni e le posizioni del paese.  

Nel 2010 la Georgia aveva avviato i negoziati per entrare a far parte dell’Unione Europea, ottenendo nel dicembre 2023 lo status di candidato. Ma nell’autunno 2024, con la vittoria alle elezioni del partito populista e filorusso Sogno Georgiano, le trattative si sono interrotte. Tra ottobre e novembre, Tbilisi è stata attraversata da manifestazioni contro elezioni giudicate fraudolente e contro il congelamento dei negoziati con Bruxelles.

Acquistate le sim locali e prelevati alcuni lari, saliamo sulla nostra Mitsubishi rossa fiammante, compagna di viaggio per i prossimi sette giorni. La prima tappa è una piccola taverna nella periferia di Kutaisi per un tipico pasto georgiano che si apre con un bicchiere di chacha e si chiude con un delizioso khachapuri. Nel mezzo, due caraffe di ottimo vino georgiano e tanti piatti della cucina tradizionale, declinati anche in chiave vegetariana. 

Nel tardo pomeriggio raggiungiamo Katskhi, per ammirare la chiesa più isolata al mondo. Su un monolite di calcare alto oltre quaranta metri sorge infatti una piccola chiesa ortodossa costruita dagli eremiti nel XVI secolo e rimasta inviolata fino al 1944. Visitiamo il complesso monastico ai piedi della roccia e ci spostiamo poi a un punto panoramico per osservare la chiesa dall’alto, con le luci calde del tramonto.

È già buio quando ripartiamo verso Tbilisi, dove arriviamo a notte fonda dopo oltre duecento chilometri di strada. Nonostante la stanchezza, la nostra prima serata in città si conclude con qualche birra georgiana in un bar del centro.


Giorno 2, martedì 12 agosto 2025: Tbilisi

Ci svegliamo con il rumore della pioggia, che accompagna le nostre prime ore di esplorazione della capitale georgiana. 

Passeggiando per il centro, notiamo numerosi graffiti che ricordano che il 20% del territorio georgiano è occupato dalla Russia: un chiaro riferimento all’Abkhazia e all’Ossezia del Sud, due stati a riconoscimento limitato, rivendicati dalla Georgia, ma de facto indipendenti grazie all’appoggio della Russia. 

Tra chiese ortodosse, moschee e sinagoghe, raggiungiamo Abanotubani il quartiere dei celebri bagni termali alimentati da sorgenti sulfuree che hanno dato alla città il nome di T’bilisi, “luogo caldo”. Da qui saliamo alla fortezza di Narikala per ammirare il panorama e visitare la chiesa di San Nicola. 

Una breve pausa con un bicchiere di vino georgiano (pagato solo 1 lari) e ci spostiamo sull’altra sponda del fiume Kura, al palazzo della regina Darejan, costruito nella seconda metà del XVIII secolo. Dal balcone si gode di una delle viste più belle sulla città.

Dopo pranzo e qualche acquisto di souvenir originali, raggiungiamo il museo della tipografia sotterranea dove Stalin lavorò segretamente dal 1903 al 1906, stampando opuscoli e giornali contro l’allora governo zarista.

Proseguiamo verso il cosiddetto mare di Tbilisi, un lago artificiale vicino al quale sorge la Cronaca della Georgia, un monumento sovietico incompiuto del 1985: 16 pilastri colossali che raffigurano nella parte superiore episodi della storia georgiana e in quella inferiore scene della vita di Cristo.

Al tramonto, saliamo sulla collina dominata dalla Kartlis Deda, una statua che rappresenta la madre della Georgia che regge nella mano sinistra una coppa di vino per gli amici e in quella destra una spada per i nemici. 

La giornata si conclude tra piatti di khinkali e una tappa al Fabrika, uno degli spazi più alternativi e vivaci della capitale.


Giorno 3, mercoledì 13 agosto: Tbilisi – Nukriani – Arboshiki – Sighnaghi – Stepantsminda – Kazbegi

Prima di lasciare Tbilisi, facciamo tappa al Nutsubidze Skybridge, esempio emblematico di architettura brutalista del periodo sovietico, costruito tra il 1974 e il 1976. I tre grattacieli, uniti da un originale ponte sospeso, rappresentano l’unica testimonianza di un più ampio progetto di ponti che collegavano interi quartieri, ridimensionato a causa di vincoli finanziari.

Dopo una rapida colazione, iniziamo il nostro viaggio verso est, nella regione del Kakheti. Lungo la strada ci fermiamo per altre due tappe dal sapore sovietico. 

Nei pressi di Nukriani si trova infatti il monumento alla pace realizzato negli anni Settanta dallo scultore Nugzar Manjaparashvili. Anche se mal messa e pericolante, la figura femminile sembra davvero fluttuare in aria con sorprendente leggerezza.  

Poco più avanti, nel villaggio di Arboshiki, oltre il cimitero, scoviamo nascosti dall’erba alta due splendidi mosaici sovietici dedicati alla Seconda Guerra Mondiale o, come erano soliti chiamarla da queste parti, alla grande guerra patriottica.

Per pranzo ci fermiamo a Sighnaghi, cittadina che sorge in una delle più famose zone vinicole della Georgia. Le mura difensive del XIII secolo e le stradine acciottolate le conferiscono un’atmosfera suggestiva.

Nel pomeriggio ci immettiamo sulla strada militare che attraversa la regione di Mtskheta e che ci porterà fino a Stepantsminda, a soli pochi chilometri dal confine russo. Non ci sorprende, quindi, la quasi interminabile fila di camion, con targhe anche armene e azere, fermi a bordo strada in attesa di poter proseguire verso la Russia. 

Con le prime luci della sera, superiamo la località sciistica di Gudauri e arriviamo al celebre Monumento all’amicizia dei popoli di Russia e Georgia. Inaugurato nel 1983 nel bicentenario del trattato di Georgievsk, il monumento si presenta come una grande struttura semicircolare su cui trova spazio un grande murale di piastrelle decorate che raffigurano alcune scene della storia della Georgia e della Russia.

È ormai buio quando arriviamo a Stepantsminda per la cena. Tornati nella nostra guest house a Kazbegi, ci resta appena la forza per una doccia veloce prima di addormentarci, circondati dalle montagne.


Giorno 4, giovedì 14 agosto: Kazbegi – Gergeti – Ananuri – Mtskheta – Uplistsikhe – Gori

Ci svegliamo poco dopo l’alba per raggiungere la chiesa della Trinità di Gergeti, illuminata dai primi raggi del sole. Isolata a oltre 2.000 metri di altitudine, questa chiesa ortodossa del XIV secolo è diventata uno dei simboli più celebri della Georgia. Da qui lo sguardo abbraccia le vette innevate del Caucaso, tra cui l’imponente monte Kazbek, che supera i 5.000 metri.

Ripercorriamo la strada militare verso sud, incrociando sulla corsia opposta la lunga fila di camion, e ci fermiamo di nuovo al Monumento all’amicizia dei popoli di Russia e Georgia. A differenza della sera precedente, la zona è invasa da numerosi turisti intenti a scattarsi selfie con il panorama. Con la luce del giorno riusciamo però a cogliere tutti i dettagli del murale, interpretando gli eventi della storia georgiana e russa che vi sono rappresentati. 

Verso ora di pranzo arriviamo ad Ananuri, complesso architettonico del XII secolo candidato a entrare nella lista dei patrimoni UNESCO. A causa della sua posizione strategica la fortezza, che rimase in uso fino al XIX secolo, fu teatro di numerose battaglie. Anche qui la folla di visitatori attenua un po’ la magia del luogo.

Il pomeriggio prosegue a Mtskheta, capitale del regno di Georgia fino al  V secolo d.C. e oggi sede della Chiesa ortodossa e apostolica georgiana. La Cattedrale di Svetitskhoveli, che domina il centro cittadino, è patrimonio UNESCO dal 1994 e custodisce reliquie legate alla tradizione cristiana georgiana.

Sotto un sole cocente raggiungiamo Uplistsikhe, città rupestre tra le più antiche della Georgia, modellata nei secoli dall’influenza di culture iraniche e anatoliche, nonché dalla convivenza di pratiche pagane e cristiane. Molte strutture furono distrutte dal terremoto del 1920, ma ciò che resta, oggi sotto tutela e in lista per l’UNESCO, mantiene un fascino unico. Dopo la visita ci concediamo anche una degustazione di vini locali, perfetto aperitivo dopo una giornata intensa.

Verso il tramonto arriviamo a Gori, città natale di Stalin, dove trascorreremo la notte in una guest house molto spartana ma funzionale. 


Giorno 5, venerdì 15 agosto: Gori – Ergneti – Ushguli

Il nostro insolito Ferragosto a Gori inizia con una tipica colazione georgiana preparata dalla padrona della guest house: caffè solubile, tè, uova sode, pomodori e cetrioli, frutta fresca, pane e fette di torta con una consistenza non certo morbidissima. Nonostante la semplicità, apprezziamo il gesto e facciamo il pieno di energie prima di preparare i bagagli.

La prima tappa della giornata è il Museo Iosif Stalin. Qui, protetta da un padiglione che richiama l’architettura classica greco-romana, sorge la piccola casa in pietra dove nacque nel 1878 e dove trascorse i primi anni di vita con il padre calzolaio. Poco distante, è esposta anche la sua carrozza ferroviaria personale, dipinta di verde per risultare meno visibile: era il mezzo con cui Stalin era solito viaggiare attraverso l’Unione Sovietica e all’estero, dato che temeva di volare.

Il museo vero e proprio, inaugurato nel 1957, è organizzato in diverse sale espositive che conservano circa 60.000 oggetti legati al periodo staliniano. La visita inizia dal secondo piano e segue un percorso cronologico: dalla giovinezza di Stalin durante gli anni dello zarismo e della Rivoluzione bolscevica fino alle maschere funerarie in bronzo realizzate dopo la sua morte nel 1953. Solo in una piccola sala del primo piano, quasi nascosta dalla grande scalinata, si trova un’esposizione che propone un racconto più critico, tra repressioni violente e l’orrore dei gulag.

Lasciata Gori, ci spostiamo verso nord, fino a Ergneti, a pochi metri dal confine con l’Ossezia del Sud. Nella cantina di una casa privata è stato allestito il piccolo ma intenso Museo della Guerra d’Agosto, che racconta il conflitto del 2008 tra Russia e Georgia. A guidarci tra gli oggetti personali delle persone colpite dal conflitto e le fotografie dell’avanzata dei carri armati russi verso Gori, è un ragazzo di 25 anni che allora, ancora bambino, si era nascosto proprio in quella cantina. 

Dopo pranzo riprendiamo la strada verso la regione dello Svaneti. Lungo la strada militare che si inerpica tra valli e montagne, ci fermiamo a fotografare un’insolita e quasi surreale statua di Stalin collocata nel giardino di una casa privata. Al tramonto arriviamo a Ushguli, più precisamente nel villaggio di Murkmeli, pronti a scoprire uno dei luoghi più suggestivi del Caucaso.

Autore

francescacocchi@hotmail.it

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