Afghanistan giorno 7 minareto di Jam

Data: Giovedì 24 aprile 2025
Itinerario: Chaghcharan – minareto di Jam – Chishti Sharif

La sveglia suona alle 3:30 e carichiamo i nostri zaini sulle jeep sotto un cielo stellato in cui risplende la via Lattea. La nostra meta è il minareto di Jam. Sono pochissime le persone al mondo ad aver visitato questo monumento patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, che per secoli è rimasto celato nell’oblio e che oggi rischia di crollare, minacciato dall’erosione e dalle inondazioni.

Attraverso la valle dell’Hari Rud

Nonostante le strade diventino sempre più strette e i sobbalzi sempre più frequenti, riusciamo comunque a recuperare qualche ora di sonno. Quando il sole inizia a spuntare dalle montagne, ci fermiamo in un piccolissimo bazar per acquistare acqua e merendine Made in Afghanistan, vendute in confezioni sgargianti e impolverate. 

Dopo un’altra colazione su un prato in mezzo al nulla e altre ore di viaggio, la valle inizia a restringersi, lasciando solo pochi metri di carreggiata a fianco del fiume Hari Rud. Incrociamo alcune vetture in difficoltà: la guida e gli autisti decidono di fermarsi più per scambiare qualche parola che per dare una mano. 

Ripartiamo e, dopo alcune curve tortuose, ci troviamo finalmente di fronte al minareto di Jam, che si staglia sullo sfondo brullo di montagne alte fino a 2.400 metri.

  • Colazione in Afghanistan
  • Valle dell'Hari Rud

Una carrucola sul fiume

Mentre, osserviamo il minareto che si staglia oltre l’Hari Rud ingrossato dalle piogge, la nostra guida ci spiega che, se il fiume non fosse in piena, sarebbe possibile guadarlo a bordo delle jeep. 

Fortunatamente esiste un’alternativa.

I talebani posti a controllo di questo sito archeologico ci guidano verso una rudimentale carrucola tesa sopra al fiume. Tirando le funi, con il kalashnikov a tracolla, uno di loro si spinge sull’altra riva. La carrucola viene riportata indietro e, uno alla volta, anche noi veniamo trasportati ai piedi del minareto. 

Difficile esprimere a parole la scarica di adrenalina che ho provato e la sensazione di stupore nell’affidarmi ciecamente a dei talebani armati. Il loro capo, un uomo di etnia tagika, inizia a raccontarci la storia del minareto e ci ricorda che sono davvero poche le persone che negli ultimi anni hanno avuto la fortuna di ammirarlo.

  • Attraversamento dell'Hari Rud
  • Minareto di Jam

La storia del minareto di Jam 

Innalzato alla fine del XII secolo, il minareto di Jam è l’unico monumento che rimane visibile dell’antica Firuzkuh, la capitale estiva della dinastia dei Ghuridi.

Alto 65 metri, fu costruito con mattoni cotti in fornace e decorato con stucchi e tegole smaltate a vetro che compongono disegni geometrici e versetti tratti dal Corano. La struttura circolare poggia su una base ottagonale e in origine presentava due balconi in legno e una lanterna sulla sua sommità. Tutti elementi che fanno pensare che sia stato un’ispirazione diretta per il Qutub Minar a Delhi, in India.

Dopo il crollo dell’Impero dei Ghuridi, la città di Firuzkuh fu distrutta dai Mongoli nel 1222 e il minareto venne abbandonato. Solo a metà del Novecento, il mondo occidentale scoprì questo magnifico sito archeologico, che nel 2002 divenne il primo luogo afgano a entrare a far parte della lista dei patrimoni mondiali dell’umanità dell’UNESCO, nell’elenco dei luoghi in pericolo a causa del precario stato di conservazione e dei saccheggi subiti nei secoli.

  • Il minareto di Jam
  • Dedica Minareto di Jam
  • Minareto di Jam dalla cittadella di Firuzkuh
  • Vista dalla cittadella di Firuzkuh

Cosa resta dell’antica Firuzkuh

Oggi il minareto è inclinato di circa 3-4 metri e rischia seriamente di crollare a causa delle scosse sismiche e delle continue inondazioni.

Pur essendo patrimonio UNESCO, nessuno lo sta proteggendo: né la comunità internazionale né il governo talebano, che sembra preferire interventi di conservazione su opere legate all’etnia pashtun.

I talebani ci raccontano anche che un archeologo italiano (un certo Bruno) aveva studiato questo sito archeologico, scoprendo un passaggio sotterraneo, oggi impraticabile, che dal minareto conduce alla cittadella di Firuzkuh.

Scattiamo le ultime fotografie e scriviamo una dedica sull’agenda che il capo dei talebani tiene con orgoglio sottobraccio, prima di essere “traghettati” nuovamente sull’altra riva. Un giovane talebano si offre di accompagnarci ai resti della cittadella che sorgeva su un’altura che domina l’intera valle. 

Non ce lo facciamo ripetere due volte e, con il sole di mezzogiorno e i vestiti sudati, ci mettiamo in cammino. La salita non è lunga, ma comunque impegnativa. Arrivati in cima siamo però ripagati da una vista spettacolare. 

Destinazione Chishti Sharif

Tornati alle jeep, ci rimettiamo in viaggio. Dopo un pranzo frugale in un piccolo villaggio, il pomeriggio ci accompagna tra paesaggi che sembrano incontaminati, interrotti solo da piccole case sparse lungo il fiume.

Sulle strade non passa nessuno e non c’è nemmeno rete per i cellulari. Così, quando la jeep su cui viaggio insieme ad altri ragazzi del gruppo si ferma per un guasto al motore, siamo costretti ad aspettare che il nostro autista trovi una soluzione. Dopo una mezz’oretta, riusciamo a ripartire e a raggiungere l’altra macchina. Al tramonto costeggiamo la diga di Salma Dam, che blocca le acque del Hari Rud dirette verso l’Iran.

È ormai notte quando arriviamo a Chishti Sharif. Ceniamo in un ristorante che, nel cortile interno, dispone di alcune stanze dove potremo dormire.

Ci vengono date delle coperte da stendere sul tappeto che copre il pavimento e altre per coprirci. Le docce non ci sono, ma riesco comunque a lavarmi il viso e i denti, mentre alcune bambine afghane che cenavano con la famiglia nella stanza accanto mi guardano curiose.

La nostra guida si scusa per la notte spartana, spiegandoci che ci troviamo nel mezzo del nulla e che molte persone in Afghanistan vivono così.

In realtà, siamo estremamente grati per l’ospitalità e per avere un tetto sopra la testa.

  • Pomeriggio nella valle dell'Hari Rud
  • Alloggio a Chishti Sharif

Questo viaggio è stato organizzato da Oltre Travel.
Per maggiori informazioni consulta la pagina Instagram @oltre.travel

Autore

francescacocchi@hotmail.it

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