Mondadori

A. De Céspedes, Quaderno proibito

Quaderno proibito, Alba de Céspedes , Edizione Mondadori Oscar Moderni Cult

23 maggio 2022, Salone del Libro di Torino, Sala Granata.
Per ripararmi dalla calura di un Salone del Libro arroventato dal sole del primo pomeriggio, mi siedo, quasi per caso, nella Sala Granata per assistere alla presentazione di Nadia Terranova della nuova edizione Mondadori, nella collana Oscar Moderni Cult, di “Quaderno proibito” di Alba de Céspedes. Ammetto fin da subito che prima di quel sabato non avevo mai sentito parlare di Alba de Céspedes e probabilmente, se non fosse stato per quel pomeriggio a Torino, non avrei mai letto nessuna sua opera e non avrei così scoperto un’autrice che ha saputo raccontare la vita delle donne italiane nel secondo Novecento.

Alba De Céspedes e le donne italiane del secondo Novecento

Alba Carla Laurital de Céspdes y Bertini è stata scrittrice, poetessa, autrice di testi per radio e cinema, giornalista e partigiana. Nata a Roma nel 1911 dall’ambasciatore cubano in Italia Carlos Manuel de Cespedes y Quesada e della romana Laura Bertini Alessandrini, Alba De Céspedes trascorse infanzia e adolescenza tra Roma e Parigi, ma considerò sempre Cuba la sua vera patria. A soli 23 anni comparve sul “Giornale d’Italia” il suo primo racconto e l’anno seguente, dopo aver avviato svariate collaborazioni con importanti testate nazionali, pubblicò “L’anima degli altri”, una raccolta di racconti brevi.

Nel 1938, per Mondadori, uscì il romanzo “Nessuno torna indietro” che, scampato alla censura fascista, vinse il Premio Viareggio (ex aequo con Vincenzo Cardarelli) anche se la vittoria fu annullata dopo poche ore per motivi politici. Nel 1944 fondò la rivista letteraria “Mercurio. Mensile di politica, arte e scienza” che fino al 1948 fu un luogo frequentato da scrittori e scrittici e animò il panorama letterario del tempo. Negli anni seguenti, oltre a scrivere racconti e lavorare per cinema e radio,  pubblicò i romanzi “Dalla parte di lei” (1949), titolo ripreso dall’omonima rubrica curata per il settimanale “Epoca”, “Quaderno proibito” (1952), “La bambolona” (1967), “Nel buio della notte” (1976).

Alba de Céspedes morì a Parigi nel 1997, pochi giorni dopo aver donato tutto il suo archivio agli Archivi Riuniti delle Donne, un gesto di grande importanza e consapevolezza del ruolo da lei ricoperto nel raccontare le donne italiane nel secondo Novecento. Alla sua morte, Alba de Céspedes aveva lasciato incompleta la sua ultima opera, “Con gran amor”, una raccolta autobiografica in cui la storia della sua famiglia di intreccia con quella del popolo cubano. Il testo è stato completato dalla casa editrice Mondadori e pubblicato nel 2011 in occasione del centenario dalla nascita della scrittrice.

“Quaderno proibito”, la storia di Valeria

“Quaderno proibito” è un romanzo in forma diaristica nel quale Valeria, protagonista e voce narrante, racconta la sua vita di donna di quarantatré anni che sente di aver ormai da tempo lasciato alle spalle gli anni della giovinezza. Cresciuta tra le due guerre in un periodo storico nel quale per le donne era impensabile ricoprire un ruolo nella società al di fuori del matrimonio, ha perso la sua identità: è diventata la moglie di Michele e poi la madre di Riccardo e Mirella. Nelle difficoltà del dopoguerra, ha trovato anche un lavoro da impiegata che le permette di avere uno stipendio che deve essere messo a disposizione delle esigenze dell’intera famiglia.

Valeria è schiacciata dal suo ruolo di madre, di moglie e di impiegata e tuttavia non si presenta come un’eroina pronta a stravolgere gli schemi e a sovvertire questa sua opprimente condizione. Questo non le impedisce però di compiere un gesto a suo modo rivoluzionario: una domenica mattina, mentre è dal tabaccaio per acquistare le sigarette per il marito, decide di acquistare un quaderno dalla copertina nera che le ricorda quelli che usava a scuola. È un quaderno proibito quello che Valeria nasconde sotto il cappotto uscendo dal negozio, perché, essendo domenica, il tabaccaio non avrebbe potuto venderglielo; proibito perché una volta a casa Valeria è costretta a nasconderlo alla famiglia perché nessuno si aspetta che lei abbia la necessità di raccontare o scrivere qualcosa di personale; proibito perché è una spesa egoistica che Valeria ha compiuto pensando solo sé stessa.

La scrittura come presa di coscienza 

Il “Quaderno proibito” diventa così il diario nel quale Valeria scrive furtivamente durante le poche ore di solitudine per raccontare la quotidianità e dare sfogo a riflessioni impossibili da condividere con altre persone. La scrittura diventa per Valeria uno strumento attraverso il quale recuperare la propria identità e, pagina dopo pagina, prendere consapevolezza della propria vita, di un matrimonio ormai privo di passione, di una famiglia che la considera solo in funzione utilitaristica, di un lavoro che sembra offrirle uno spiraglio di libertà.

Questa progressiva presa di coscienza porta Valeria ad attraversare una crisi dovuta all’incapacità di riconoscersi nei modelli femminili proposti dalla società che la circonda. Valeria, infatti, rifiuta di dedicarsi esclusivamente alla famiglia, come vorrebbero Michele e Riccardo ancora ancorati a una visione della donna come angelo del focolare, ma al tempo stesso non riesce pienamente ad adeguarsi alla visione di una donna totalmente libera ed emancipata, ben rappresentata dalla figlia Mirella.

Un romanzo sulle donne e per le donne

“Quaderno proibito” uscì a puntate sulla “Settimana Incom Illustrata” tra il 23 dicembre del 1950 e il 16 giungo del 1951, per poi diventare un romanzo l’anno successivo. L’opera ebbe un grande successo, soprattutto grazie alla capacità di Alba de Céspedes di raccontare le donne e di rivolgersi direttamente a loro utilizzando i codici narrativi tipici dei romanzi rosa in un romanzo a suo modo sovversivo. Valeria non è infatti un’eroina, non compie gesti eclatanti, è il ritratto di una donna di mezza età nel secondo dopoguerra. Ma nel raccontarsi e nella scrittura Valeria diventa l’esempio di resistenza in una società ostile, la testimonianza di come viveva quella generazione pre-femminista di donne negli anni Cinquanta.

Come ricorda Nadia Terranova al termine della prefazione dell’edizione Mondadori: “Guardiamo sempre ai padri da sostituire e così poco alle madri di cui prendiamo il posto: scorgere i loro passi invisibili è complesso, ma non impossibile. Se capiamo il significato profondo di questo romanzo, se capiamo Valeria, le campiamo tutte: le madri e le nonne che sembravano immobili nei loro ruoli, e invece sono state più rivoluzionarie di noi.”

Quaderno proibito, Alba de Céspedes, edizione Mondadori Oscar Moderni Cult
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Informazioni su Francesca Cocchi

Lettrice incallita fin da tenera età, ho trasformato i libri nella mia più grande passione. Vengo da un piccolo paesino sperduto tra i monti, amo viaggiare e sono ancora alla ricerca della mia strada. Nel frattempo, continuo a camminare facendo tappa in librerie e biblioteche per cercare libri che mi facciano compagnia.
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